{"id":995,"date":"2022-07-09T09:31:42","date_gmt":"2022-07-09T09:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/192.168.1.40\/santuari\/?p=995"},"modified":"2022-07-17T08:33:17","modified_gmt":"2022-07-17T08:33:17","slug":"beata-vergine-dellelemosina-biancavilla","status":"publish","type":"santuari","link":"https:\/\/it.lucecristiana.org\/mariologia\/beata-vergine-dellelemosina-biancavilla\/","title":{"rendered":"Beata Vergine dell&#8217;Elemosina &#8211; Biancavilla"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1482, a seguito della vittoria dei turchi musulmani sulla terra d&#8217;Albania, una colonia di profughi, proveniente dalla citt\u00e0 di Scutari e guidata da Cesare De Masi, sbarc\u00f2 in Sicilia: e con i profughi in cerca di terre ospitali, anche l&#8217;Icona bizantina della teot\u00f2kos (Madre di Dio), una reliquia del soldato martire d&#8217;Arabia, Zenone, e una croce in legno di stile orientale. Gli esuli sostarono a 30 km circa da Catania, in un campo denominato &#8220;Callicari&#8221;, propriet\u00e0 dei Conti Moncada di Adern\u00f2; da qui avrebbero dovuto riprendere il viaggio per raggiungere i compatrioti che si erano stanziati nei pressi della citt\u00e0 di Palermo (l&#8217;attuale Piana degli Albanesi) onde poter professare liberamente il loro simbolo cristiano. Secondo il racconto della tradizione, appeso il quadro ad un albero di fico, nottetempo, questo vi rimase prodigiosamente impigliato tra i rami: ci\u00f2 venne interpretato come la volont\u00e0 della Vergine di fare di quel luogo la loro definitiva dimora. Fu l&#8217;origine della citt\u00e0 di Biancavilla. Nel volto &#8220;orientale&#8221; di Maria, sono contenuti i tratti identificativi della storia del suo popolo, dei biancavillesi. Quell&#8217;immagine rappresenta il pi\u00f9 forte elemento di identificazione della comunit\u00e0 albavillensis , che in Maria ritrova la sua origine, ma anche il senso, primo ed ultimo, della sua esistenza. Anche per tutti i segni prodigiosi che, nei secoli, hanno confermato la predilezione della Vergine Madre per quella terra &#8220;da lei voluta&#8221;. Gli annali della citt\u00e0 sono ricchi di racconti di eventi straordinari di ordine soprannaturale: \u00a0 la citt\u00e0 fu risparmiata dalle terribili conseguenze della peste che si diffuse nell&#8217;Isola nel 600; la tragica siccit\u00e0 della met\u00e0 dell&#8217;800 venne prodigiosamente interrotta da una pioggia torrenziale che colse all&#8217;improvviso una processione straordinaria dell&#8217;Icona della Vergine, realizzata proprio per chiedere il dono della fertilit\u00e0 della terra; interventi straordinari si sono registrati anche a seguito delle continue eruzioni dell&#8217;Etna, che non hanno mai danneggiato la citt\u00e0 e i suoi abitanti, essendo stato deviato miracolosamente il corso del magma; neppure i pi\u00f9 devastanti terremoti che hanno scosso la Sicilia occidentale (il pi\u00f9 noto quello del 1693), produssero mai alcun danno per gli abitanti di quella terra &#8220;benedetta da Maria&#8221;. Anche per queste ragioni, nel corso dei secoli la popolazione \u00e8 venuta crescendo, e la citt\u00e0 si \u00e8 sviluppata conseguentemente, soprattutto per l&#8217;arrivo delle migliaia di persone provenienti dai paesi pedemontani, colpiti dalle calamit\u00e0 naturali. \u00c8 sicuramente dopo il 1488, dopo che il Conte Tommaso Moncada accord\u00f2 agli &#8220;esuli greci&#8221; il permesso di caseggiare che, verosimilmente, pu\u00f2 datarsi il primo nucleo dell&#8217;attuale Basilica, originariamente intitolata a S. Caterina d&#8217;Alessandria. Dal 1555 la chiesa, per\u00f2, risulta gi\u00e0 dedicata a &#8220;Nostra Signora della Limosina&#8221; e viene appellata Matrice, il che lascia intendere che nel Casale di Callicari (antico nome di Biancavilla) doveva esserci qualche altra chiesa, sicuramente quella di S. Rocco (l&#8217;odierna chiesa del Rosario). Non \u00e8 possibile sapere quale fosse la forma o la tipologia di questa primitiva chiesa, \u00e8 certo, tuttavia, che tra il 1488 ed il 1602 la fabbrica sub\u00ec notevoli trasformazioni. Nel 1654 \u00e8 data licenza, dal Vescovo, Mons. Marco Gussio, di ingrandire la chiesa &#8220;portandola a quattro archi e di farne il tetto di legname&#8221;. Ci\u00f2 significa che tra la fine del &#8216;600 ed i primi del &#8216;700 la pianta doveva, sicuramente, essere a tre navate e quattro campate, ma se l&#8217;impianto fosse di tipo basilicale privo di transetto o a croce latina con transetto \u00e8 difficile stabilirlo (\u00e8 molto probabile che il transetto, il coro e la cappella di S. Placido esistessero gi\u00e0 nel &#8216;600). Nel 1734 la fabbrica fu allungata d&#8217;altri tre archi. Tra il 1773 ed il 1776 si diede inizio ai lavori per la volta. Il tetto fu ultimato definitivamente solo nel 1846. Ne l 1857 furono appaltati i lavori per la pavimentazione marmorea, commessa al marmista Carlo Cali da Catania e quelli per la costruzione della Cupola sotto la direzione dell&#8217;ing. Gaspare Nicotra da Catania. La cupola, del diametro interno di mt. 7,50 fu ultimata con lanternino, affrescata da Giambattista Russo palermitano, e solennemente inaugurata il quattro ottobre 1859, festa di Maria SS. dell&#8217;Elemosina. Ma solo dopo cinque mesi, nel febbraio del 1860, essa rovinava, con gravi danni al nuovo pavimento alla volta ecc. Sulle ragioni del crollo sono state avanzate ipotesi differenti: il cattivo impasto utilizzato; la prematura rimozione delle centine; \u00a0 le gravi carenze del progetto , redatto dall&#8217;ing. Nicotra. Tra il 1889 ed i primi del &#8216;900, essendo sindaco il Cav. Alfio Bruno (padre del poeta Antonio), fu dato incarico all&#8217;arch. Carlo Sada da Milano, (esperto e maturo architetto, autore di centinaia di progetti ed opere, professore ed accademico di S. Luca a Roma) di realizzare il prospetto della chiesa. Applicando tutte le moderne tecniche ottocentesche, dal cemento all&#8217;acciaio, eresse il monumentale campanile,che ancora oggi \u00e8 considerato il simbolo della citt\u00e0. insieme al campanile (alto m. 42) ridisegn\u00f2 anche la facciata, collocando sul cornicione le statue dei santi Giuseppe, Zenone, Placido, e Caterina d&#8217;Alessandria. Quest&#8217;opera, come le precedenti, fu totalmente promossa e sostenuta dalla amministrazione comunale e dai cittadini, i quali vi contribuirono sia attraverso generose largizioni in denaro, sia partecipando personalmente ai lavori manuali. Dopo il 1900, l&#8217;opera \u00e8 rimasta invariata, fatta eccezione di piccoli interventi quali rifiniture interne, infissi, ecc. L&#8217;opera ha oggi due aspetti: il lato sud, comprendente la facciata ed il campanile, \u00e8 monumentale ed organico; il lato ovest, prospiciente piazza Roma, risulta monco, poich\u00e9 alla splendida mole del campanile non corrisponde la &#8220;mancata&#8221; cupola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wpmf-gallerys wpmf-gallerys-life \" ><div id=\"gallery-1\" class=\"gallery gallery_life wpmf_gallery_default gallery_default  gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail gallery-link-file wpmf-has-border-radius-0 wpmf-gutterwidth-5 no_ratio\"><figure class=\"wpmf-gallery-item\" data-index=\"0\"><div class=\"wpmf-gallery-icon\"><div class=\"square_thumbnail\"><div class=\"img_centered\"><a class=\" not_video noLightbox\" data-lightbox=\"1\" data-href=\"https:\/\/mlitvpst0obb.i.optimole.com\/w:auto\/h:auto\/q:mauto\/f:best\/https:\/\/it.lucecristiana.org\/mariologia\/wp-content\/uploads\/fotosantuari\/biancavilla0.jpg\" title=\"Biancavilla0\" target=\"_self\" 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